Dall’operatività della comunità energetica al maxi-impianto da 5 MW, passando per compensazioni, tetti pubblici e sportello energia: dopo l’assemblea restano molti nodi da sciogliere
Una Comunità Energetica Rinnovabile (CER) è un’associazione di cittadini, imprese ed enti locali che producono e consumano energia pulita sullo stesso territorio. Il meccanismo è semplice: quando l’energia prodotta dagli impianti della comunità viene consumata nello stesso momento dai suoi membri, il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) riconosce un incentivo, nell’ordine di circa 13 centesimi al kilowattora. Quei fondi tornano alla comunità, che li redistribuisce secondo criteri stabiliti dall’assemblea. Si può scegliere di tenere conto anche di aspetti sociali, senza premiare soltanto chi produce o consuma di più.
L’incontro organizzato dal Comune
Lunedì 28 settembre a Villa Camperio, in un incontro un incontro introdotto dal sindaco Lorenzo Galli e presieduto da Pietro Fontana, vicepresidente della CER di Arcore e Villasanta e consigliere comunale di maggioranza con delega all’energia, si è fatto il punto sulla comunità locale.
Il quadro è poco incoraggiante. La CER esiste dal 2022, ma non è ancora realmente operativa lato GSE, che risulta sommerso dalle pratiche del PNRR, con decine di migliaia di richieste in coda. Soprattutto, gli aderenti erano circa 170 ad aprile e oggi sono 176: la crescita della comunità è praticamente ferma. Alcuni soci storici hanno protestato per i tempi e per la scarsa informazione ricevuta. I toni erano accesi, anche perché sul fatto che la CER vada raccontata e promossa molto meglio hanno ragione.
Il nuovo impianto fotovoltaico vicino a via Fieramosca
Il tema più caldo è stato il nuovo impianto fotovoltaico da circa 5 MW che nascerà nell’ex parco della Cavallera. Il Comune ha spiegato che, con la normativa in vigore quando è partito l’iter (2024!!!), aveva pochissimo margine per bloccarlo e che ha quindi lavorato sulle compensazioni. Il punto politico, però, viene adesso: quali compensazioni sono state ottenute, quanto valgono, quando saranno realizzate e quale beneficio concreto lasceranno alla città?
Da una risposta data all’interrogazione presentata dal nostro Gruppo in Consiglio comunale sappiamo che i 60mila euro di compensazione concessi saranno destinati alla riqualificazione dell’Area Feste. Ma cosa c’entra l’Area Feste con il quartiere Sant’Alessandro e con il disagio che avranno i residenti di via Fieramosca che prima si affacciavano su un campo agricolo, ora avranno una distesa di pannelli fotovoltaici, che non sarà nemmeno agrivoltaico.
Un cittadino ha però avanzato una proposta di buon senso: far entrare almeno una parte dell’impianto nella CER, in modo che una quota dell’incentivo possa restare sul territorio e magari venga destinata a finalità sociali. Tecnicamente non è semplice: il limite per gli impianti incentivabili in CER è di 1 MW e un impianto da 5 non si può spezzare a piacere. Ma l’idea merita di essere approfondita, perché compensazioni già previste, la domanda è quanto del valore generato da un impianto di queste dimensioni possa restare stabilmente sul territorio.
Un progetto che va molto a rilento e di cui non si percepiscono ancora i vantaggi per la comunità
Il nodo di fondo è che su rinnovabili e risparmio energetico la città sembra procedere a rilento. Villasanta non ha un energy manager, la figura che dovrebbe coordinare consumi, interventi e opportunità di finanziamento. Esiste invece un tavolo ambiente composto da cittadini volontari che trattano anche temi legati all’energia che per anni si è occupato di CER e ha realizzato anche una mappatura dei tetti pubblici.
È un patrimonio di competenze e di dati costruito dalla partecipazione civica, e resta da capire quanto sia stato davvero valorizzato dall’amministrazione. Quest’ultima ha ora avviato un percorso con un operatore privato in partenariato pubblico-privato per sfruttare le possibilità del Conto Termico 3.0. Un percorso, appunto, non un risultato.
Nessuna risorsa da parte del Comune, né economica né umana
Anche sul resto il bilancio lascia parecchie domande aperte. Il Comune non mette risorse dirette nella CER, ma ha indicato come proprio contributo solo i propri POD, cioè i propri consumi. E mentre dai cittadini arriva una richiesta molto concreta di uno sportello energia, che aiuti i cittadini a orientarsi tra tariffe, operatori, bollette e fotovoltaico, la risposta è che il Comune non può gestirlo direttamente: forse potranno occuparsene i volontari della CER, mentre la Provincia dovrebbe aprire un proprio servizio.
Il paradosso è evidente: si convocano i cittadini per parlare anche di risparmio energetico, ma quando chiedono a chi rivolgersi concretamente, una risposta locale ancora non c’è…
Il modello delle comunità energetiche ha senso, ma ora bisogna farlo partire davvero. Il punto è chiedersi se, dopo quasi quattro anni dalla nascita della CER, quello che si è fatto sia abbastanza.
Servono più aderenti, più comunicazione e scelte concrete con risultati misurabili: tetti pubblici messi a disposizione, uno sportello accessibile, compensazioni trasparenti e un grande impianto che lasci qualcosa alla città. Ma servono anche obiettivi e tempi: quanti aderenti vogliamo raggiungere? Quanta energia vogliamo produrre dagli edifici pubblici? Quanto beneficio economico vogliamo generare per Villasanta e quando?
Perché la transizione energetica non si misura dal numero di incontri organizzati, ma dai risultati che i cittadini riescono a vedere. Altrimenti il rischio è che, alla prossima assemblea, ci ritroveremo ancora a parlare delle stesse opportunità non colte.


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