L’Area Nord, il fotovoltaico, il destino del quartiere Sant’Alessandro, il futuro dei ragazzi e le risorse del bilancio comunale: le decisioni di oggi segneranno la Villasanta di domani. Di fronte alle sfide che ridisegneranno il territorio, l’amministrazione sceglie di gestire l’esistente invece di guidare il cambiamento. E il rischio è che il conto lo paghino le future generazioni.
Ci sono momenti nella vita di una città che valgono più di una singola delibera, più di una variante urbanistica, più di una scelta amministrativa. Momenti in cui si decide quale sarà il volto del territorio per i prossimi decenni. Oggi Villasanta si trova esattamente in uno di quei momenti.
Le discussioni affrontate negli ultimi Consigli comunali, dal fotovoltaico all’Area Nord, dal nuovo PGT fino al bilancio, raccontano una città chiamata a compiere scelte strategiche. Ma raccontano anche un’amministrazione che appare sempre più orientata a gestire l’esistente piuttosto che a costruire una visione di lungo periodo.
Il caso del fotovoltaico: quando la politica rinuncia a decidere
La vicenda dell’impianto fotovoltaico previsto nell’area dell’ex Cavallera è emblematica.
Sia chiaro: noi riteniamo che il fotovoltaico sia uno strumento fondamentale per la transizione energetica e per la produzione di energia pulita. Non siamo contrari alle energie rinnovabili. Al contrario, crediamo che rappresentino uno degli strumenti principali per affrontare le sfide ambientali dei prossimi anni.
Ma proprio per questo riteniamo che la loro diffusione debba avvenire secondo criteri di buon senso e di equilibrio territoriale.
In un territorio altamente urbanizzato come quello di Villasanta, prima di occupare una delle poche aree agricole rimaste sarebbe stato opportuno sfruttare fino in fondo tetti, capannoni, parcheggi, aree industriali dismesse e superfici già impermeabilizzate. Questa è sempre stata la nostra posizione.
Durante il Consiglio comunale l’amministrazione ha ricostruito in modo dettagliato il quadro normativo che ha portato all’autorizzazione dell’impianto, spiegando come la legislazione nazionale e regionale favorisca fortemente la diffusione di grandi impianti fotovoltaici e come, in questo caso specifico, Comune e Provincia avessero spazi di intervento molto limitati.
È una spiegazione utile e necessaria, che chiarisce alcuni aspetti tecnici spesso sconosciuti ai cittadini.
Ma c’è un tema politico che resta aperto. L’impressione è che l’amministrazione abbia deciso di limitarsi al ruolo di spettatore, attribuendo ogni responsabilità alle norme nazionali, alla Regione, alle scelte del passato e ai diversi livelli istituzionali coinvolti.
La domanda però resta: davvero il Comune non poteva fare nulla di più? Perché altre amministrazioni hanno valutato percorsi di opposizione o approfondimenti giuridici? Perché a Villasanta non si è nemmeno tentato di verificare fino in fondo ogni possibile strada?
La risposta è stata che un ricorso avrebbe rappresentato uno spreco di denaro pubblico. Una posizione legittima, ma che racconta una filosofia amministrativa molto precisa: quando una battaglia appare difficile, meglio non combatterla.
Le competenze dei Comuni esistono ancora
Nessuno mette in discussione il fatto che le normative nazionali e regionali prevalgano sulle decisioni degli enti locali. L’amministrazione ha correttamente spiegato come le strategie energetiche europee, nazionali e regionali abbiano progressivamente ridotto la capacità dei Comuni di intervenire su questo tipo di procedimenti autorizzativi.
Ma amministrare non significa soltanto applicare le norme. Significa rappresentare il territorio, sollevare problemi, costruire alleanze istituzionali, esercitare pressione politica e promuovere confronto pubblico. Anche quando non si possiede il potere finale di decidere.
È proprio questa differenza che distingue una semplice gestione amministrativa da una vera guida politica di una comunità.
Area Nord: la più importante occasione urbanistica degli ultimi decenni
Se il tema del fotovoltaico è importante, quello dell’Area Nord e dell’ecomostro lo è ancora di più. Qui non si parla soltanto di un impianto energetico o di un procedimento autorizzativo. Qui si sta decidendo il futuro di una delle aree strategiche più importanti di Villasanta.
La discussione sulla variante urbanistica ha fatto emergere con forza un punto che condividiamo pienamente: il problema principale non è il singolo intervento, ma la visione complessiva. Da anni l’Area Nord rappresenta una ferita aperta per la città. Oggi esiste finalmente la possibilità di intervenire e trasformarla. Proprio per questo servirebbe il massimo livello di approfondimento, partecipazione e confronto.
Invece si continua a procedere passo dopo passo, concentrandosi sugli aspetti procedurali e sulla presunta sostenibilità economica dell’intervento, senza però avere il dettaglio sulla verifica di questa effettiva sostenibilità e senza affrontare fino in fondo una domanda fondamentale: che cosa dovrà diventare quell’area tra dieci, venti o trent’anni? Che città vogliamo costruire? Quale ruolo dovrà avere il quartiere di Sant’Alessandro? Come verranno tutelati il commercio locale, la socialità e la qualità urbana?
Sono domande che meriterebbero una riflessione pubblica molto più ampia e l’intervento di chi sa dare risposte e previsione molto più del nostro sindaco e del nostro assessore all’Urbanistica, ma ci si limita a bastare a se stessi, sedendosi al tavolo delle trattative con il privato con l’unico obiettivo di fare in fretta.
Una scelta che rischia di essere irreversibile
Durante il dibattito, le forze di opposizione hanno espresso la forte preoccupazione per l’assenza di una vera prospettiva. Ed è difficile non condividere questa preoccupazione. Siamo di fronte a un’occasione irripetibile. Una delle ultime grandi aree sulle quali è possibile immaginare un progetto capace di produrre effetti positivi per tutta la città.
Per questo abbiamo chiesto che il confronto non coinvolgesse soltanto le forze politiche presenti in Consiglio comunale – cosa che comunque non è avvenuta, arroccandosi solo tra le forze di maggioranza – ma anche urbanisti, sociologi, tecnici, professionisti ed esperti indipendenti che potessero aiutare cittadini e amministratori a ragionare senza pregiudizi e a individuare la soluzione migliore.
Decisioni di questa portata meritano approfondimento, studio e confronto qualificato. Questa richiesta è rimasta sostanzialmente inascoltata. Anzi, a fronte di un generico interesse pubblico esplicitato in “più case popolari, una palestra, edilizia convenzionata”, si accetta tutto, come se si stesse giocando a monopoli, come se mettere una palestra e uno spazio polifunzionale al centro di un quartiere fosse la stessa cosa che inserirlo di fianco ad un centro commerciale che già ha tolto vita e vitalità al centro storico della città e al suo commercio.
Per una palestra pubblica di oltre 2.200 mq mancano tutti i dati concreti: costi stimati (l’asilo Tagliabue, ad esempio, è passato da una prima stima di 4 milioni a 6 milioni dopo soli due anni), caratteristiche funzionali, capienza. Definire solo la superficie minima, senza altro, apre la contrattazione a scenari incontrollabili. È la prova di un’improvvisazione mascherata da pragmatismo.
E il rischio è che, in nome di un risultato immediato e simil-pragmatico, si finisca per approvare una soluzione che tra dieci o quindici anni potrebbe mostrare tutti i propri limiti. Il rischio concreto è quello di creare un quartiere prevalentemente residenziale, privo di una propria vitalità urbana, con pochi spazi collettivi e con una capacità limitata di generare vita sociale ed economica. In altre parole: un grande dormitorio.
Un danno che non riguarderebbe soltanto chi abita a Sant’Alessandro, ma l’intera Villasanta.
Giovani e Area Nord: la risposta del sindaco preoccupa
Di Area Nord si è parlato anche durante il Consiglio comunale del 20 luglio, quello precedente, affrontando la questione del presente e della sicurezza di quel luogo.
Lo spunto è arrivato dall’interrogazione presentata da Villasanta Civica che riguardava il ripetersi di ingressi abusivi di ragazzi all’interno dell’ecomostro attraverso recinzioni danneggiate e il degrado dell’area (su questo il sindaco ha riferito che i privati intervengono costantemente).
Nel rispondere, il sindaco ha spiegato di aver chiesto alla proprietà di valutare la possibilità di procedere con denunce nei confronti dei minori che entrano nell’area, una posizione che ha destato non poche perplessità.
Perché se è giusto ricordare che entrare abusivamente rappresenta un comportamento fuorilegge, pericoloso e sbagliato, appare quantomeno discutibile che la prima risposta evocata da sindaco sia stata quella della denuncia verso minori.
In un momento storico in cui il Governo continua ad adottare un approccio sempre più repressivo verso gli adolescenti, sorprende vedere il sindaco di un’amministrazione di centrosinistra assumere una posizione così vicina a quella logica.
Ci aspettavamo maggiore attenzione agli aspetti educativi, sociali e preventivi.
Ci aspettavamo una riflessione su come recuperare spazi di aggregazione e opportunità per i ragazzi.
Ci siamo invece trovati davanti a un discorso che, accanto ai richiami educativi, introduceva l’ipotesi della denuncia come possibile strumento di gestione del problema.
Una scelta politica che merita una riflessione, soprattutto per una forza che dice di essere di centrosinistra e in un momento storico in cui il governo Meloni inasprisce le pene proprio verso gli adolescenti.
Una buona notizia: Villasanta sempre più “caccia free”
Tra i punti positivi del Consiglio del 20 luglio va certamente ricordata l’approvazione della mozione che abbiamo presentato contro l’estensione dell’attività venatoria.
Un risultato importante che conferma la sensibilità ambientale della nostra comunità e rafforza l’identità di Villasanta come territorio sempre più orientato alla tutela della biodiversità e degli spazi naturali.
Pur intervenendo su un tema nazionale, la mozione ha voluto lanciare un segnale culturale e politico chiaro: il patrimonio naturale rappresenta un bene comune che deve essere protetto nell’interesse delle generazioni presenti e future.
Bilancio: più tasse, ma dov’è il coraggio?
L’ultimo tema che affrontiamo, ma non meno importante, è la votazione al Consiglio del 20 sull’assestamento di bilancio.
Ancora una volta la maggioranza ha rivendicato prudenza e responsabilità. Noi continuiamo invece a vedere soprattutto poco coraggio e incapacità di spesa per reali investimenti e per istruire progetti, ad esempio per partecipare a bandi e vincerli.
Come ammesso dallo stesso Assessore Lindner, gli effetti dell’aumento dell’addizionale Irpef introdotto due anni fa sono ormai visibili, quindi più soldi nelle casse comunali, ma al contempo l’avanzo di bilancio disponibile non sarà utilizzato, ma accantonato per “le emergenze”.
I cittadini stanno contribuendo di più, ma questa maggiore disponibilità di risorse non si traduce in una visione ambiziosa di sviluppo della città. Come detto, continuano a mancare investimenti significativi, continuano a mancare progetti capaci di incidere realmente sul futuro del territorio.
Continua a mancare il coraggio di utilizzare le risorse disponibili per costruire la Villasanta dei prossimi decenni.
La prudenza è certamente una qualità, ma, come sottolineato sempre dall’Assessore, la sensazione è che si continui a vivere un senso di fragilità che non consente di amministrare con coraggio, ma solo di mandare avanti l’ordinario. Ma quando tutto questo diventa immobilismo, poi, si rischia di trasformare la propria azione in un limite.
E oggi il vero problema di Villasanta sembra essere proprio questo: una città che avrebbe davanti a sé opportunità enormi: dall’Ecomostro al Centro Sportivo, dalla scuola alla mobilità, ma che rischia di affrontarle senza il coraggio, l’ambizione e la visione che questo momento storico richiederebbe.
Le scelte che verranno prese nei prossimi mesi non riguarderanno soltanto un impianto fotovoltalico, un bilancio o una variante urbanistica. Riguarderanno il futuro della nostra comunità.
Ed è per questo che non possiamo accontentarci di soluzioni semplicemente praticabili. Dobbiamo pretendere scelte capaci di guardare lontano. Perché certe occasioni, una volta perse, non tornano più.


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