davyd andryiesh

Un uomo, un atleta, un politico che lotta ogni giorno: chi è Davyd Andriyesh

Il Movimento, Sport By Lug 30, 2026

Vicecampione nazionale di handbike, il giovane villasantese si racconta e spiega come è riuscito a fare del suo corpo uno strumento di battaglia di civiltà

C’è una linea sottile, ma robustissima, che lega il movimento alla libertà. Per me, quel filo si è dipanato gradualmente, tracciandosi prima attraverso l’acqua di una piscina, poi sul parquet di un palazzetto e infine a pochi centimetri dall’asfalto, spingendo sui pedali della mia handbike.

Sono arrivato in Italia dall’Ucraina quando avevo appena quattro anni. Crescere cambiando Paese e prospettiva mi ha insegnato presto che il corpo trova sempre un modo per raccontarsi, per abitare lo spazio e per superare i confini, anche quelli che all’inizio sembrano insuperabili.

I miei primi passi nel mondo dello sport li ho mossi nell’acqua. Nel nuoto ho trovato una dimensione fluida, un ambiente unico in cui la gravità sembra perdere la sua presa e dove la fatica misura unicamente la voglia di andare avanti.

Più tardi è arrivata l’esperienza con il powerchair hockey: un mondo fatto di accelerazioni improvvise, tattica di squadra, adrenalina e della scoperta di come un mezzo meccanico possa diventare il naturale prolungamento della propria volontà. È stato uno snodo fondamentale per comprendere la forza dello sport di squadra e il valore della condivisione di un obiettivo.

Ma la vera folgorazione — quella che ha ridefinito la traiettoria della mia vita — ha una data precisa: il 28 giugno 2016. È l’anno in cui sono salito per la prima volta su una handbike gareggiando.

Il rapporto con l’handbike

Sulle tre ruote azionate dalla forza delle braccia, il mio rapporto con la strada è diventato totale, viscerale. Da quel momento, l’allenamento non è più stato solo una questione di preparazione fisica, ma un vero e proprio stile di vita. Anno dopo anno, le ore passate a macinare chilometri, i sacrifici quotidiani e la ricerca del dettaglio si sono trasformati in una crescita costante, porta d’accesso alle sfide del campionato tricolore.

Un percorso di tenacia che ha trovato la sua consacrazione sull’asfalto di Zoppola il week end del 25-26 luglio 2026 ai campionati italiani assoluti di paraciclismo. Tra la prova a cronometro del sabato e la gara in linea della domenica, sono riuscito a conquistare due argenti di enormi dimensioni umane e sportive, laureandomi vicecampione italiano di paraciclismo e salendo per la prima volta su quel podio nazionale tanto sognato e rincorso.

Eppure, quel traguardo agonistico racconta soltanto una metà di ciò che sono e di ciò che mi muove. Per me lo sport non è mai stato una bolla isolata dalla realtà, ma la cassa di risonanza perfetta per una battaglia sociale e civile che sento quotidiana e urgente.

Le battaglie politiche

Fin dagli anni della scuola e nel confronto continuo con i viaggi e i trasporti di tutti i giorni, la mobilità si è rivelata per quello che è realmente: un diritto fondamentale, che tuttavia rimane ancora troppo spesso garantito a metà o trattato come una concessione.

È da questa consapevolezza che nasce e si alimenta il mio impegno politico e civico per il territorio della Brianza.
Mi batto ogni giorno per una visione precisa: abbattere le barriere architettoniche e culturali, garantire trasporti pubblici davvero accessibili senza deroghe o eccezioni, e realizzare una rete di piste ciclabili efficiente, interconnessa e sicura.

Perché una corsia ciclabile ben progettata o una banchina ferroviaria a livello non servono soltanto all’atleta che si allena sulle tre ruote; servono a costruire una comunità più democratica, moderna, sostenibile e a misura di ciascuno.

Dall’arrivo in Italia da bambino fino ai podi di Zoppola, il mio viaggio mi ricorda ogni giorno che non ci si muove mai soltanto per se stessi. Ogni pedalata spinta con le braccia, ogni chilometro conquistato sulla strada o nelle sedi istituzionali, è un pezzo di strada che sto cercando di aprire e riconquistare per tutti.

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