Lavori per il Centro sportivo, ristrutturazione dell’Asilo Tagliabue, riqualificazione dell’Area Nord, investimenti sull’Area Feste e il ruolo delle Commissioni consiliari: cinque ore intense e difficili, per confermare che tutto è fermo al palo. Durante l’ultima seduta la maggioranza ha rispedito al mittente le richieste di chiarimento, nonché tutti i suggerimenti avanzati dalle opposizioni, trincerandosi dietro un fortino di convinzioni, certa di essere dalla parte giusta e di bastare a sé stessa. Un clima oppressivo, in cui sembra che il 53% dei cittadini rappresentati dalle minoranze non abbia diritto di parola. Come diceva Voltaire: Il dubbio è scomodo, ma la certezza è ridicola.
Cinque ore di Consiglio comunale non sono mai un passaggio leggero. Sono faticose per chi governa e per chi fa opposizione. Ma la seduta del 30 aprile ha restituito soprattutto l’immagine di un clima politico appesantito, segnato da una distanza sempre più evidente tra maggioranza e minoranze sul modo stesso di intendere il governo della città, perché le scelte sulle profonde trasformazioni che si dovranno affrontare dovrebbero essere occasioni per costruire comunità, non solo atti amministrativi.
Asilo Tagliabue: nessuna risposta concreta su tempi e finanziamenti e intanto i costi lievitano
Di fatto, non sono arrivate le risposte ai chiarimenti richiesti nell’interrogazione. Si chiedevano certezze sui tempi, chiarezza sulle fonti di finanziamento e spiegazioni puntuali sull’aumento del costo complessivo da 4 a 6 milioni di euro, incremento significativo anche alla luce dell’anno di ritardo accumulato nell’approvazione del progetto.
L’assessore Barba, con toni piuttosto arroganti, ha fornito una risposta tecnica respingendo le critiche della minoranza su ritardi, sui costi e sulla poca trasparenza. Ha rivendicato il rispetto delle procedure e ha confermato l’obiettivo di aprire la scuola tra il 2027 e il 2029, ma senza assumere impegni concreti sull’avvio dei lavori, né tantomeno spiegando a quali fonti si intende attingere per il finanziamento dell’opera, al di là delle casse comunali, quindi quelle dei cittadini.
Area Nord: amministrare come fosse un gioco di ruolo
Al centro del confronto è finita anzitutto la variante al Pgt relativa all’Area Nord, una delle trasformazioni urbanistiche più rilevanti per il futuro di Villasanta.
Il nuovo assetto prevede lo spostamento della palestra nell’area accanto al centro commerciale Il Gigante, lasciando nell’Area Nord lo spazio per nuove edificazioni di edilizia convenzionata.
Nel nostro intervento, il punto critico non è stato tanto la presenza di alloggi a prezzi calmierati o di servizi abitativi sociali.
Il rischio è che un’area già destinata ad accogliere funzioni delicate — alloggi sociali, residenze per anziani, servizi, sedi cooperative — venga trasformata senza un vero disegno di città: non basta spostare metri quadri da una parte all’altra, né sostituire una palestra con nuove palazzine, se prima non si chiarisce quale identità deve assumere quel pezzo di Villasanta.
La critica politica riguarda proprio questo: l’impressione che manchi un progetto, un lavoro serio con urbanisti, architetti, sociologi e professionisti in grado di valutare le ricadute sociali e funzionali dell’intervento.
La palestra, nelle intenzioni originarie, poteva rappresentare un edificio pubblico capace di dare centralità e vita a un quartiere privo di veri luoghi collettivi. Non solo uno spazio sportivo, ma un presidio civico, eventualmente polifunzionale, che prevedesse anche un’aula conferenze, in grado di ospitare attività, incontri, iniziative.
Spostarla nell’area del Gigante può anche essere una scelta legittima, ma avrebbe richiesto, a nostro avviso, dati, progetti, valutazioni sui costi, sui tempi, sulla gestione e sull’impatto viabilistico.
Invece, molte domande sono rimaste senza risposta: che tipo di struttura sarà? Con quali caratteristiche? Chi la gestirà? Con quali risorse? Non è dato sapere, e intanto si gioca a monopoli spostando edifici senza sapere quali saranno gli effetti sullo sviluppo della città.
Area Feste: 12 anni di parole al vento e strutture lasciate andare
Nel corso della seduta è emersa anche la questione dell’Area feste. La raccolta firme (a questo link è ancora possibile firmare) promossa da Io Scelgo Villasanta ha superato rapidamente le prime adesioni. L’amministrazione ha annunciato uno stanziamento di 102 mila euro, destinato in primo luogo al ponticello.
Anche qui, però, la critica riguarda il passo amministrativo. Dopo anni in cui il rilancio dell’Area Feste è stato inserito nei programmi, l’opposizione ritiene insufficiente presentare un disegno generico o interventi parziali. Il vecchio lavatoio, elemento identitario dell’area, resta ancora senza un progetto definito. E sulle autorizzazioni necessarie, dalla Sovrintendenza al Parco Valle Lambro, la minoranza chiede che non diventino alibi, ma passaggi da affrontare con atti concreti. Ad ora abbiamo un volantino con un disegno e nessun impegno formale dell’Amministrazione.
Centro sportivo: c’è chi ci guadagna e chi invece paga, dov’è la pubblica utilità?
Il sindaco ha risposto direttamente alle domande poste dall’interrogazione, che chiedeva esplicitamente quale fosse il rapporto economico tra concessionario e associazioni sportive e se, a seguito della nuova convenzione, siano aumentate le tariffe e quindi le rette a carico delle famiglie.
Su questi punti, ancora una volta non c’è una risposta chiara. Al contrario, emerge un quadro sbilanciato: da un lato un operatore che dimostra una forte capacità economica, tanto da poter sostenere 1,5 milioni di euro aggiuntivi di investimenti concentrati principalmente su tennis e padel, dall’altro associazioni sportive che faticano a reggere i costi e famiglie chiamate a sostenere spese sempre più elevate per l’accesso allo sport.
In questo contesto, parlare di “vantaggio pubblico” appare quantomeno ambiguo: non è chiaro dove esso si traduca concretamente per la collettività, se non nell’ampliamento di attività che risultano però sempre meno accessibili.
La concentrazione delle risorse su alcune discipline e la crescita dei costi rischiano di accentuare le disuguaglianze, mentre il beneficio sociale complessivo dell’operazione resta, ad oggi, non dimostrato.
Mozione per dare dignità alle Commissioni bocciata
Altro fronte di scontro è stato quello delle Commissioni consiliari. Le minoranze hanno presentato una mozione per avviare un percorso di revisione del regolamento, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo istruttorio, consultivo e propositivo delle commissioni. La richiesta non era quella di imporre una modifica, ma di aprire un lavoro condiviso per evitare interpretazioni restrittive (come avviene ora) e garantire maggiore trasparenza.
Il tema nasce da una contestazione precisa: le Commissioni, secondo l’opposizione, vengono convocate troppo poco e solo su temi già incanalati verso il Consiglio comunale, riducendo così lo spazio di confronto preventivo. Emblematico il caso della Commissione Territorio, dove la richiesta di discutere il progetto del nuovo asilo Tagliabue era stata respinta perché non ritenuta coerente con l’iter formale. Questo modo di procedere svuota le Commissioni della loro funzione politica e democratica, trasformandole in passaggi marginali anziché in luoghi di approfondimento.
Secondo la maggioranza, citiamo: “Una parte consistente dei consiglieri di minoranza sembrava ritenere che il ruolo consentisse loro di intervenire su qualsiasi tema della vita amministrativa, fino a esprimere valutazioni sull’operato della Giunta e degli assessori”. Notizia: questo è proprio il ruolo delle forze di minoranza.
In conclusione
Il filo che lega tutti questi temi è il metodo. Area Nord, Commissioni, Area Feste, asilo Tagliabue e centro sportivo raccontano un’Amministrazione che procede per annunci e soluzioni parziali, senza costruire fino in fondo i presupposti tecnici e politici delle proprie scelte.
Governare è difficile, soprattutto in anni di risorse limitate e bisogni crescenti. Ma proprio per questo servono più progettazione, più confronto e più consapevolezza. La nostra critica non si limita al merito delle singole decisioni: mette in discussione una cultura amministrativa che, a nostro giudizio, pretende di bastare a se stessa.
Noi invece chiediamo che le trasformazioni della città non siano solo operazioni edilizie o regolamentari, ma occasioni vere per costruire spazi, servizi e comunità.


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