Una Giunta immobile, che dietro tecnicismi e cavilli amministrativi nasconde l’incapacità di assumere decisioni politiche, trasformando la burocrazia nel paravento di un’inerzia che paralizza la maggioranza da due anni. Alla mancanza di coraggio si somma l’incapacità di leggere i fatti e trasformarli in scelte strategiche realmente utili alla comunità e anche una certa insofferenza verso le domande delle opposizioni.
Primo raduno del 2026 del Consiglio comunale. Sembra incredibile, ma è così, quella del 30 marzo è stata la prima riunione dell’anno, perché per ben 105 giorni il sindaco non ha convocato alcuna seduta. In una fase storica in cui la gestione della cosa pubblica richiede lucidità, metodo e capacità di leggere la complessità sociale, l’Amministrazione comunale mostra una fragilità sempre più evidente e l’ultimo Consiglio lo ha dimostrato in maniera palese.
Un tempo pubblico speso non per rispondere nel merito ma per delegittimare chi fa domande: il sindaco che lamenta troppe interrogazioni e troppo lunghe e che minaccia di tagliare i tempi; l’assessore Barba che impiega dieci minuti per rispondere e spiegare quanto gliene siano stati “fatti perdere”; l’assessore Sormani che ne impiega altri dieci per liquidare un’interrogazione, dicendo che non si vuole più sottoporre a questo tipo di domande.
Governare un territorio non significa sommare atti amministrativi, né tantomeno calibrare le scelte in funzione delle aspettative di una parte della cittadinanza. Governare significa assumersi la responsabilità di prendere decisioni anche difficili e anche impopolari per l’intera comunità, basandosi su analisi, dati e un indirizzo capace di guardare oltre il consenso immediato, sottoponendosi anche all’attività dovuta di controllo delle opposizioni, rispondendo alle domande in maniera chiara e trasparente.
Videosorveglianza: un grande fratello senza visione
Il tema della sicurezza ne rappresenta un esempio emblematico: l’Amministrazione continua a installare nuove telecamere senza alcuna analisi aggiornata, senza conoscere l’incidenza dei fenomeni che si vogliono contrastare e senza valutare l’efficacia degli strumenti già presenti.
Il gruppo Io Scelgo Villasanta, con il consigliere Vittorio Cazzaniga, ha interrogato l’Amministrazione proprio sulla strategia dietro l’installazione delle circa 200 telecamere presenti oggi sul territorio. Il sindaco Lorenzo Galli ha parlato di “grandi risultati” e persino di una futura capacità “predittiva” del sistema, salvo poi ammettere di non poter fornire alcun dato perché “gli uffici non sono in grado di elaborarli”. L’unico dato certo è un tasso di delittuosità talmente bassa da rendere vana la partecipazione ad un bando ministeriale. Ma allora perché implementare un parco di videocamere così ampio? Quando saranno in numero sufficiente? Non ha saputo rispondere.
Da qui l’interrogativo politico, tutt’altro che secondario: come si può sostenere un miglioramento della sicurezza urbana senza alcuna base informativa? E soprattutto, quale analisi ha portato la maggioranza a voler creare un sistema di sorveglianza così esteso? Ad oggi, le uniche motivazioni fornite restano la “prevenzione” e l’intervento “ex post”: due funzioni che non costituiscono una strategia, ma semplicemente la definizione stessa della videosorveglianza.
Villasanta Parco: una spesa senza strategia
La stessa inconcretezza emerge nella promozione del territorio. La scelta di rinominare nel 2023 la stazione Villasanta Parco, su cui Io Scelgo Villasanta ha depositato un’interrogazione (ancora con Cazzaniga), è rimasta un intervento isolato: 11mila euro spesi con l’obiettivo dichiarato di valorizzare la vicinanza al Parco di Monza e ad attirare un maggior numero di turisti e visitatori.
A questa scelta non è però seguito alcun piano di promozione del territorio. Incalzati poi sui flussi turistici, o sugli obiettivi che ci si era prefissati, la risposta è stata nulla, dimostrando che non è mai stata preso in considerazione alcun intervento strutturale.
Di fronte all’incalzare delle domande presenti nell’interrogazioni sui possibili strumenti adottati, l’assessore Carlo Sormani ha poi scelto di rispondere con sarcasmo, deridendo Cazzaniga per aver utilizzato termini “milanesi” di marketing e comunicazione come KPI, target di riferimento, branding, termini che, al contrario, sono di uso comune per chi si occupa di strategia e comunicazione.
Spiace che l’assessore abbia bisogno di deridere chi invece conosce la materia e cerca di portare in dote le proprie competenze, sembra un modo per giustificare una propria lacuna.
Testamento biologico: leggere i numeri aiuterebbe a prendere decisioni
Particolarmente significativo è stato il passaggio sulla mozione dedicata al testamento biologico. Va ricordato che sono proprio i Comuni gli organi preposti a ricevere le volontà postume delle persone. Ma la maggior parte dei cittadini non lo sa, e il dato lo dimostra.
Da qui la presentazione di una mozione da parte della capogruppo, Gaia Carretta, che chiedeva di informare efficacemente la cittadinanza della possibilità di questo strumento.
Di fronte ad un emendamento di Cittadini per Villasanta che proponeva di fatto un testo completamente diverso, la consigliera Carretta ha chiesto alla maggioranza se fosse a conoscenza del numero di persone che avevano usufruito di questo servizio. Di fronte all’evidente imbarazzo ha provveduto a fornire il dato: solo lo 0,64%. Una quota talmente bassa da far supporre che siamo in una condizione di disinformazione totale.
Con un atto di forza, la maggioranza ha quindi votato un testo completamente riscritto, approvando una versione annacquata e priva dei contenuti sostanziali.
Incompatibilità di Gianni Pini: la democrazia sostituita dalla burocrazia
Il momento che ha mostrato con maggiore evidenza la difficoltà della maggioranza è stato quando non sono stati in grado di distinguere il piano tecnico da quello politico. L’occasione è stata la presunta incompatibilità del consigliere di Villasanta Civica, Gianni Pini.
La contestazione riguardava la sottoscrizione di un contratto con l’Amministrazione per un corso sul cinema — un incarico che peraltro avrebbe svolto senza essere retribuito. Eppure, la maggioranza ha insistito nel presentare la scelta come un atto puramente tecnico. Inutile precisare che non è previsto che un Consiglio comunale possa esprimere un voto tecnico: siamo lì tutti in qualità di rappresentanti politici della cittadinanza, trattasi forse di un grave caso di analfabetismo. La votazione è stata quindi politica, perché assunta dal Consiglio comunale, per definizione l’organo politico del Comune.
A sostegno di questa tesi c’era un parere del Ministero dell’Interno – non una sentenza di un tribunale – che ipotizzava un possibile conflitto di interessi, lasciando però esplicitamente al Consiglio la decisione finale.
La maggioranza ha approvato l’incompatibilità, aggrappandosi alla scelta di carattere esclusivamente tecnico. Perché quindi il passaggio in Consiglio? Perché il Consiglio, che è politico, è sovrano. Ma non era una decisione tecnica? Appunto.
Ora Pini dovrà decidere se continuare a fare il consigliere o tenere gratuitamente i corsi sulla sua specialità, il cinema. Immaginiamo che scelta prenderà.
Tagliabue Gomme: forse qualche piccolo passo avanti
Tra le interrogazioni presentate vi è anche quella sulla Tagliabue Gomme: a fine 2025, a seguito di nostra interrogazione, il sindaco aveva annunciato che avrebbe richiesto all’azienda di presentare una “best practice” per alleviare l’annoso problema delle esalazioni e della proliferazione delle zanzare.
Mai come in questo caso si è dimostrata necessaria l’azione di controllo dell’opposizione: l’azienda si è impegnata a ridurre lo stoccaggio esterno e ad aumentare le disinfestazioni. Ma la questione resta aperta e Io Scelgo Villasanta proseguirà la propria attività di ascolto dei cittadini e di vigilanza, tornando a interrogare l’Amministrazione per verificare l’efficacia degli impegni presi e la tutela della salute.
Area Feste: la raccolta firme e il nostro orgoglio
La nostra attenzione ai fatti, ai numeri e agli atti amministrativi è la cifra del nostro modo di fare opposizione. Ed è proprio questo approccio che ha costretto la maggioranza a uscire dal silenzio anche su un tema centrale per la comunità: l’Area Feste.
Dopo innumerevoli input che inchiodavano la maggioranza alle promesse mai mantenute in merito al recupero dell’area, è bastato annunciare la presentazione di una petizione perché improvvisamente comparisse una “nuova” progettualità. Ricordiamo che l’ultima risale al 2017, quando l’allora sindaco Ornago presentò addirittura il rendering del progetto vincitore del concorso di architettura — progetto mai realizzato.
Nella proposta annunciata dalla lista di maggioranza oggi, però, non esiste alcuna delibera, nessun impegno formale della Giunta, nessuna dichiarazione ufficiale. Non è chiaro se si tratti di una proposta di “Cittadini per Villasanta” o di un vero e proprio impegno amministrativo.
E’ questo il motivo che ci spinge a proseguire con la nostra iniziativa e raccogliere le firme per stimolare questa amministrazione nel presentare un progetto vero e proprio, non un disegno con qualche banale idea. Un progetto partecipato e condiviso che veda degli investimenti veri, un cronoprogramma e una sua reale realizzazione.


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