Roberto Frigerio lancia una riflessione sul “senso” del Merito ed i modi per interpretarlo.
Si è da pochi giorni tenuto nel mio paese in Astrolabio la cerimonia di consegna delle borse di studio per meriti scolastici e la presentazione delle eccellenze sportive.
Titoli dei giornali sono stati “Le menti più brillanti e le giovani promesse celebrati all’Astrolabio” (Cittadino), “Le eccellenze di Villasanta” (Il Giornale di Vimercate), …. “Villasanta premia la meglio gioventù”, l’incipit dell’articolo sul Cittadino.
Da quando sono arrivato a Villasanta, poco meno di venti anni fa, questo evento mi ha incuriosito.
Mi limito a riportare delle osservazioni su ciò che ritengo più vicino al mio percorso lavorativo, il merito scolastico.
E dunque … ormai nella notte dei tempi fui anch’io destinatario di un bonus per motivi di studio; il ricevimento di un tale riconoscimento è ovviamente motivo di soddisfazione.
Grandi complimenti, dunque, da parte dello scrivente, alle giovani ed ai giovani studenti coinvolti.
La perplessità resta sul modo, la celebrazione in Astrolabio, evento cui il Sindaco Ornago ha prestato molta cura nei suoi due mandati; ora il Sindaco Galli sembra procedere in continuità.
La domanda che mi sovviene tutti gli anni è “cui prodest?”, “a chi giova?”, la spettacolarizzazione di questo strumento di incentivazione allo studio per i “meritevoli”, altra parola sdrucciolosa, soprattutto in questi tempi, in cui tanti hanno criticato aspramente la ridenominazione del Ministero competente in “Ministero dell’Istruzione e del Merito” di Valditara.
È di poche settimane fa la polemica, finita anche sulla stampa (primaMONZA, 21 febbraio 2025) nel Comune di Arcore, tra l’Assessore alla Cultura Evi De Marco – in occasione di un evento che prevedeva la presenza del Ministro e la cerimonia di consegna di borse di studio agli studenti meritevoli – ed il Professor Mantegazza.
Così afferma sul giornale, il prof. Mantegazza, che insegna Scienze pedagogiche all’Università di Milano – Bicocca:
“Non potrò essere presente all’incontro con il ministro ma se ci fossi gli chiederei questo: per quale motivo viene considerato meritevole uno studente che prende 10 e lode, magari partendo da basi forti dal punto di vista della dotazione cognitiva e avendo una famiglia che lo supporta, e non uno studente che partendo dal 4 arriva alla media del 7, con grande sforzo e grande fatica, superando tutti i suoi limiti e meravigliando gli stessi professori? Per quale motivo si misura il rendimento a scuola come se fossimo alla finale dei 100 metri alle Olimpiadi: vince chi ha la forza, le capacità l’allenamento per arrivare primo; e un atleta che si fa male ai primi dieci metri e che riesce ad arrivare al traguardo in 30 secondi tra gli applausi commossi del pubblico, non lo definiamo meritevole solo perché non ha vinto? E uno studente straniero che con grandissime difficoltà impara l’italiano essendo magari l’unico a parlarlo nella sua famiglia, e arriva a prendere 7, non “merita” la nostra considerazione? E un ragazzo che aiuta regolarmente un compagno facendo i compiti insieme a lui e spiegandogli i passaggi difficili delle materie nelle quali è in difficoltà, non lo definiamo meritevole solo perché all’esame ha preso 9 e non 10 e lode? Stiamo lodando dei ragazzi, dei futuri cittadini o dei numeri?”.
Tema non semplice, cosa è il Merito quindi?
Non sarebbe più opportuno poter valutare il percorso degli studenti in modo diverso, tenendo conto delle condizioni di accesso e degli output, gli esiti finali – magari con un test di ingresso che permetta di conoscere meglio le condizioni iniziali, così che il merito dipenda da un differenziale e non solo da un esito a fine anno?
Se, come deduco dagli articoli di stampa, “Merito” ha a che fare anche con le soft skills, chi le valuta? Esiste un impianto di evaluation che sia minimamente intersoggettivo?
Capite bene lettori che il tema sottende la diversa considerazione tra Equità ed Uguaglianza.

Ma, anche trascurando un tema così ostico, benché non secondario, vista la apparente incoerenza di questo Centro-Sinistra alla guida del nostro Paese, che critica aspramente Valditara e poi sembra invece anticiparlo nei fatti, provo a concentrarmi solo sull’evento celebrativo.
A chi giova quindi?
Alle studentesse e gli studenti coinvolti, che possono trovare riscontro sociale del loro impegno e dei risultati ottenuti?
Ai restanti giovani del Paese che possono vedere in loro un esempio positivo? Siamo così sicuri che la spettacolarizzazione del Merito, abbia un effetto mimetico e non, al contrario, produca reazioni difensive, evitamento?
Ai genitori degli studenti coinvolti, che ne traggono motivo di orgoglio?
Ai nostri Amministratori, che nella spettacolarizzazione dell’evento possono rimarcare la loro referenzialità con le famiglie coinvolte? La Sociologia ci insegna come i Riti siano uno degli elementi su cui si rinsalda una Comunità, rafforzando le relazioni, i ruoli, i poteri … prospettando panorami inferi o superni.
Domande quindi, che implicano una analisi degli impatti.
Ragionare gli impatti di quello che si agisce e che assume anche una valenza politica e di indirizzo, quando viene celebrata in questo modo, è Responsabilità di una Politica che voglia assumersi anche il compito di attivare Comunità Educanti.
“Nella scuola è arrivato il momento di abbandonare approcci che demotivano e di abbracciare invece la Pedagogia che valorizza gli alunni e il personale scolastico”.
“La Scuola non è una gara”, era il tema del Convegno Nazionale organizzato lo scorso anno dal Centro PsicoPedagogico per l’Educazione e la Gestione dei Conflitti di Daniele Novara.

Da ex ragazza da media del 9 con figlia con media del 10 io mi chiedo se lei si rende conto di quello che ha scritto. Se sì, spero si vergogni. Le mal velate offese verso questi ragazzi e le loro famiglie è evidente. Per caso è geloso? Problemi con il suo vissuto? Mi astengo dal commentare le altre stupidaggini sulla scuola… veramente pietoso…