Presentiamo una lunga analisi sulla Variante del PGT che lunedì 29 gennaio il Consiglio Comunale dovrà discutere, un documento che sostanzialmente conferma quanto già era stato elaborato nel 2019.
Abbiamo letto la proposta della Variante al Piano di Governo del Territorio (PGT) del Comune di Villasanta e la definizione che a nostro avviso calza meglio è: ottusa. Il PGT è quel documento che ogni 5 anni deve essere aggiornato e che definisce la politica urbanistica, ambientale e sociale di un’Amministrazione. In sostanza, dentro a quel documento c’è il futuro di tutti noi.
Perché diciamo ottusa? Di fatto conferma quanto era stato stabilito nel 2019, con piccoli accorgimenti che, a nostro avviso, non migliorano la città, anzi. In alcuni casi, come quello della Rossi Simeone, riteniamo che non solo siano occasioni mancate, ma anche scelte profondamente sbagliate o, come quello dell’Ecomostro, dove, con estrema superficialità e scarsa sensibilità, il rischio è quello di creare un quartiere del disagio.
Dal 2019 ad oggi, però, il mondo è profondamente cambiato: una pandemia, il riscaldamento globale, nuovi conflitti, la transizione energetica e digitale, le città in 15 minuti, la mobilità sostenibile. Di tutti questi aspetti non vi è traccia e sembra che Villasanta sia rimasta ferma a cinque anni fa, che per il mondo di oggi sono come 50.
Secondo noi è mancata una visione da parte dell’Amministrazione sul futuro della città, unita all’ascolto e alla partecipazione reale dei cittadini, del tessuto economico locale e al coinvolgimento di attori autorevoli in grado di riprendere in mano questo documento e crearne uno strumento adatto per affrontare le sfide del futuro. In fondo è per questo che deve essere aggiornato ogni 5 anni.
Vediamo quindi un po’ più nel dettaglio alcuni elementi che ci fanno giudicare negativamente questo lavoro.
Lombarda Petroli
Nel contesto del Piano di Governo del Territorio (PGT) del Comune di Villasanta, un capitolo importantissimo è rappresentato dalla gestione dell’area della Lombarda Petroli. L’Amministrazione vuole trasformare l’area in agricola, così si potrà mantenere il verde, e sfruttare l’area per posizionare pannelli fotovoltaici.
Nessun cambiamento rispetto alla passata decisione di dedicare il 55% ad aree standard (in sostanza il verde), che il Consiglio di Stato ha giudicato troppo ampie, a meno di trovare una giustificazione coerente. Il rischio sarà un ennesimo ricorso da parte di chi ha in carico il Fallimento, che da anni non riesce a vendere l’area e ci sarà ancora una situazione di stallo. Quindi, l’organo che ha giudicato il dispositivo ha di fatto affermato l’inesistenza di una proposta che meriti quella proporzione così esagerata. Hanno in sostanza detto: “Non avete un progetto, perché volete tutti quegli standard?”

L’immobilismo causato dai ricorsi tra Curatela e Amministrazione e l’assenza di una strategia concreta per questa zona, sollevano infatti seri interrogativi sulla capacità dell’Amministrazione di capire che su quel territorio può nascere il rilancio di tutta Villasanta.
Ne abbiamo parlato ampiamente in altri articoli (link): l’assenza di una visione su quello che si vorrà fare di quel terreno, e la conseguente mancanza di una pianificazione urbana, danno l’impressione che si voglia mantenere lo status quo, con tematiche ambientaliste a nostro avviso ideologiche, che anche il WWF ha voluto criticare, presentando una proposta alternativa.
Essere lungimiranti significa tenere conto dell’impatto ambientale, ma anche delle potenzialità che si possono sfruttare. Essere ambientalisti non significa lasciare un territorio selvaggio e un terreno al proprio destino. Essere sostenibili significa trovare un equilibrio tra le Persone, il Pianeta e il Profitto. Quell’area può avere tutte queste caratteristiche, soprattutto se non la si abbandona a se stessa. Ad esempio, utilizzando quegli strumenti che oggi l’innovazione tecnologica e sostenibile ha messo a disposizione, che consentono di procedere con interventi di edificazione a basso impatto ambientale o addirittura a impatto zero. Secondo noi doveva esserci questo nel PGT: lungimiranza e visione per le future generazioni.
Questo è il motivo per cui non basta parlare di bonifica: il tema di un nuovo grande quartiere ci sembra ineludibile. Quali funzioni collocarvi e quale qualità urbana esigere ci sembrano i temi di cui un’Amministrazione si dovrebbe occupare e di cui si dovrebbe prendere carico.
Rossi Simeone

La Rossi Simeone è quella fabbrica abbandonata in prossimità della cascina Villa Vecchia. Quella fabbrica, invece di divenire un punto di accesso al parco per tutta Villasanta, con vie ciclabili e pedonali che partono dal centro, diventerà un condominio con, pare, 110 appartamenti.
Secondo noi, invece, quell’area poteva essere sfruttata come un nuovo punto di contatto tra Villasanta e il Parco di Monza. Ma il destino assegnatole da questa Amministrazione comunale nella pianificazione urbana è altro: prevedere lì un complesso residenziale, anzi, in questo PGT si è deciso di concedere l’aumento dell’altezza dell’edificato da 7 a 13 metri. A noi pare che questo sia sintomo di una politica urbanistica che privilegia lo sviluppo immobiliare a discapito di una qualità della vita di tutti i cittadini ed in particolare dei giovani e delle famiglie. Ma dove sono le politiche ambientaliste che invece sono state usate per la Lombarda Petroli?

Avere PGT che non prendono in considerazione la relazione con il Parco è, a nostro avviso, una dimostrazione di poca lungimiranza e di una politica che si accontenta di dire che quelli erano spazi già urbanizzati, tanto vale sfruttarli con la speculazione edilizia, invece di costringere il privato, proprio attraverso gli strumenti del PGT, a sfruttarli per una destinazione di carattere commerciale ma di vocazione sociale. Un esempio? Mare Culturale Urbano e magari l’Amministrazione avrebbe potuto pretendere come standard qualitativo il nuovo asilo.
Ciò che è indubbio è il fatto che 4 piani di edificio è un errore urbanistico, perché altererà drasticamente il paesaggio urbano di Villasanta, oltre a sollevare anche preoccupazioni in merito all’impatto ambientale e sociale. Si tratta di un complesso residenziale che sarà costruito in riva al Lambro, in un’area di rispetto idrogeologico, che quindi dovrebbe essere trattata con tutte le precauzioni possibili. La realtà è che quello che appare è semplicemente un bel regalo fatto al costruttore.
Area Nord
L’Area Nord di Villasanta, spesso definita come “Ecomostro”, rappresenta uno dei punti più controversi e criticati degli ultimi decenni. Questa area è un esempio lampante di come l’espansione urbana, se non adeguatamente controllata e pianificata, possa portare a conseguenze esteticamente sgradite e ambientalmente insostenibili.

La decisione di mantenere la costruzione con pari volumetria, è una scelta invasiva e disarmonica, indicativa di una scarsa valutazione dell’impatto sociale di quanto verrà realizzato.
L’accordo di carattere urbanistico (non esiste ancora, alle informazioni in nostro possesso, un progetto per l’area) comporta la seguente destinazione da Piano dei Servizi: 35% case popolari (la maggior parte destinate ad alloggi temporanei, quindi situazioni di alto disagio); 30% Servizi di supporto ed attività di Cooperative del comparto; 30% Edilizia Convenzionata (Anziani autosufficienti, giovani coppie); 5% Commercio di vicinato. Verrà utilizzato tutto il costruito, non ci sarà quindi alcuna riduzione volumentrica. Ci domandiamo se i residenti del quartiere siano stati avvisati di quanto è lì previsto. In realtà la risposta già ce l’abbiamo, ed è no.
Si realizzerà, su area verde, una nuova palestrina comunale (non quella attesa per la ginnastica artistica) ed una sala pubblica polifunzionale, prevedendo per tutta la densità utilizzata la realizzazione dell’opportuna viabilità di accesso. Su questi edifici pubblici si è ancora una volta omesso di indirizzare il progetto verso caratteristiche architettoniche, tecnologiche e funzionali che l’Amministrazione avrebbe dovuto indicare e pretendere.
La realtà è che quest’area avrebbe dovuto vedere una diminuzione delle volumetrie, così come succede oggi in tutte le metropoli che riqualificano quartieri. Così è successo ad esempio a Milano al Villaggio Barona, o a Borgo Figino, o a Cenni di Cambiamento (dove c’è il già citato Mare Culturale Urbano), dove le mixité sono della stessa natura, ma si è deciso politicamente di ridurre i volumi.
Realizzare un intervento così articolato mantenendo la volumetria esistente, riporta invece a falliti esempi del passato, che hanno comportato densificazione del disagio, marginalizzazione e confinamento delle situazioni di difficoltà nelle periferie, creazione di ambienti favorenti l’emersione di criminalità diffusa. Il rischio è quello di creare delle vere e proprie banlieux.
La sala pubblica polifunzionale e la palestrina, in sé, non basteranno a garantirne un futuro diverso, perché – e saremmo felicissimi di essere smentiti quando sarà illustrato il progetto – manca un luogo per la socializzazione come una piazza, mancano spazi verdi, manca un’area commerciale che possa attirare tutta la cittadinanza e non solo gli abitanti del luogo. Mancano infrastrutture per la mobilità sostenibile: ad esempio, poteva essere l’occasione per risolvere l’annosa questione del collegamento ciclabile con Arcore.
Una visione rinnovata per l’Area Nord dovrebbe includere la valorizzazione del paesaggio urbano, incoraggiando progetti che integrino estetica e funzionalità, rispettando l’identità storica e culturale di Villasanta. L’obiettivo dovrebbe essere quello di trasformare l’Ecomostro da simbolo di sviluppo urbano fallito in un esempio di rigenerazione urbana sostenibile e inclusiva.
Nessuna attenzione per la riduzione dell’inquinamento
Si modificano quindi singoli luoghi senza poi affrontare le ricadute che decisioni apparentemente banali, come l’innalzamento di un piano di un edificio, possono avere nel lungo periodo. Sia per la Rossi Simeone, sia per l’Ecomostro ci saranno implicazioni a lungo termine per ciò che concerne l’eccessiva densità urbana del quartiere. Senza un’adeguata pianificazione e senza spazi verdi sufficienti, queste decisioni potranno portare a una diminuzione della qualità dell’aria, a un aumento dello stress urbano e a una generale riduzione della qualità della vita.
I dati sull’inquinamento atmosferico a Villasanta parlano chiaro: il 41% delle emissioni di CO2 proviene dal trasporto su strada (nel 2019 a Milano erano il 38% – dati Ispra). Le emissioni di NOx (69%, a Milano erano il 62%) derivanti dal traffico veicolare sottolineano la necessità impellente di una nuova politica del traffico e della mobilità urbana, puntando su soluzioni ecosostenibili e riducendo l’impatto ambientale del trasporto su strada. Questi dati, uniti al passaggio annuo di 30.000 veicoli (700 veicoli l’ora), mettono in evidenza un vulnus nell’attuale PGT.
Nel PGT però non abbiamo visto alcuna proposta in termini di mobilità pubblica locale, o di analisi del traffico di quartiere e degli orari di spostamento, o di proposta alternativa all’auto privata. Il tanto acclamato biciplan, in questi anni è stato esclusivamente un foglio di carta. Mentre i collegamenti di mobilità dolce tra i Comuni, a carico della Provincia con cui in questi anni vi è stata una interlocuzione quasi pari a zero, non sono nemmeno presi in considerazione.
Nessuna attenzione ai cambiamenti demografici
La dinamica demografica di Villasanta, che riflette la tendenza nazionale, presenta altrettante criticità. Un saldo naturale positivo è offuscato da un declino preoccupante nella fascia d’età dei giovani (-6,5% in 10 anni), nonché da una diminuzione nel numero medio di figli per famiglia (da 2,53 a 2,24). Queste tendenze mettono in luce la necessità di politiche che supportino una crescita demografica sostenibile, che non crei disuguaglianze sociali. Avallare la costruzione di edifici per super ricchi a ridosso del Parco e dall’altra parte della strada erigere un quartiere del disagio, è a nostro avviso un grosso errore che pagheranno i nostri figli, perché si acuisce quella forbice delle disuguaglianze che spesso si riscontra dei grossi centri urbani, non nelle piccole città.
Ci sarebbero molti altri temi da trattare (l’asilo Tagliabue e la mancanza di dialogo con l’Oratorio e la scuola Fermi solo per fare un esempio), ma ci limitiamo ai tre esempi più eclatanti e ai tre errori più grossi per chiedere a tutti i Consiglieri Comunali di analizzare ogni questione e di riflettere seriamente se approvare senza indugi questo documento, perché la posta in gioco non sono le prossime elezioni amministrative, ma il fatto che le decisioni che saranno prese determineranno il futuro di Villasanta e dei nostri figli.
Perfettamemte d’accordo con le vostre osservazionio. Ho già avuto modo di segnalare l’eccessiva urbanizzazione del territori. Non nultimo in occasione della nuova edificazione area ex Tronconi e Rossi in via della Vittoria, anzichè prevedere nuove aree verdi. Quindi questa nuova ventilata edificazione in area Rossi Simenone al posta di quanto da voi suggerito mi trova consenziente. Capisco che il comune fa cassa con gli oneri di urbanizzazione, ma bisogno anche mettere uno stop con coraggio lasciando da parte il resto.