Degli insegnanti, il Gruppo C. Una generazione di bambini villasantesi oggi adulti. Un drago. Una comunità nata attorno all’istituto e alle iniziative di collaborazione tra docenti, genitori e alunni. Ecco com’era la Villasanta di 30-40 anni fa.
Di solito mi occupo esclusivamente di cose inerenti la mia professione; parlo o scrivo di Architettura, di Centro Storico, di Territorio. Questa volta però è differente. Affrontare il tema della scuola, in particolare di questa scuola, di quella che è stata la mia Scuola Elementare Ambrogio Villa, è diverso.
Forse questa introduzione, con un carattere autobiografico così forte, servirà a spiegare la profonda indignazione che mi ha suscitato vederla oggetto di una trasformazione così mal ponderata, maldestra e precaria, prima nelle aspirazioni progettuali e poi, di fatto, negli esiti così squalificanti.
ERA IL 1973: LA LAZIO VINCEVA LO SCUDETTO CON CHINAGLIA E INIZIAVANO GLI ANNI DI PIOMBO
La mia esperienza didattica si svolse nel quinquennio 1973/74-1977/78. La prima elementare coincise, quindi, con l’inaugurazione della scuola, un edifico nuovo di zecca. Era il 1973 e a Napoli esplose l’epidemia di Colera, al governo avevamo il democristiano Rumor e la Lazio vinceva lo scudetto con Chinaglia. In Cile, Pinochet “assassinava” Allende. Le Brigate Rosse erano appena nate, il Pleistocene insomma.
Erano tempi cupi, non solo per i tifosi romanisti, ma per tutti gli italiani: l’inizio degli “anni di piombo“. La cosa che mi fa più impressione in fondo, è che in sostanza si tratta dello stesso edificio che oggi Villasanta offre ai suoi “remigini”. L’Italia di quegli anni era in una crescita faticosissima, fiaccata dall’inflazione all’11.3%, alle prese con conflitti di classe e con la crisi petrolifera
UNA NUOVA SCUOLA PER VILLASANTA
Ma proprio la Scuola di allora, con quell’edificio, aveva trovato il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo per i suoi bambini. Il Governo della Repubblica alla fine degli anni ‘60 aveva varato un piano per l’Edilizia Scolastica interamente finanziato dallo Stato. L’allora Sindaco di Villasanta, Ing. Gianfranco Consonni, aveva finalizzato in loco la strategia nazionale.
Il progetto fu sviluppato dall’Arch. Ricci che, in quanto dipendente pubblico del comune di Monza, non aveva poi potuto firmarlo. L’Ing. Bellini di Monza aveva condotto la Direzione Lavori. Le notizie sulla costruzione dell’edificio mi sono state riferite dal collega Arch. Enrico Cambiaghi, che ringrazio e che era allora geometra di studio del Bellini.
Altri tempi, procedure un po’ approssimate e il progetto era stato poi utilizzato anche in diversi paesi. Fu un’operazione condotta un po’ in economia e, sia chiaro, lungi da me l’idea di volerne idealizzare qui le qualità architettoniche.
LA NASCITA DEL GRUPPO C
Nuovo edifico quindi, ma anche nuova Scuola, inteso come didattica, infatti proprio in quegli anni a Villasanta nacque il “Gruppo C”. Un gruppo di ardimentosi maestri propose, alla sola Scuola Villa, un nuovo metodo di insegnamento, una piccola straordinaria avanguardia.
Idearono allora un progetto didattico fuori dagli schemi, con un approccio maieutico, fantasioso, aggregatore e comunitario. Il nome, che fu allora frainteso malevolmente e riferito a ideologie politiche di sinistra, in realtà era stato scelto banalmente in quanto la sezione C era quella della classe in cui insegnava uno dei maestri promotori. Un’esperienza didattica che si sviluppò nei dieci anni successivi e si concluse all’inizio degli anni ‘80.
La proposta trovò non poche opposizioni più o meno esplicite. La modernità nel fine e nel metodo fa sempre fatica a farsi largo, specialmente in quella Brianza di allora: Direzione Scolastica, Politica locale e Parrocchia non ci misero molto a sentirsi in qualche modo minacciate da tutta quell’innovazione.
UNA NUOVA DIDATTICA ISPIRATA ALLA SCUOLA DI BARBIANA DI DON MILANI
L’ approccio didattico informale, meno severo e meno autoritario era teso invece a favorire il protagonismo critico dell’alunno, che veniva valorizzato nelle peculiari inclinazioni. Era un’idea di scuola sicuramente ispirata a quella di Don Lorenzo Milani a Barbiana. Fu un’esperienza condotta con passione didattica e civile, che aveva forzato i programmi ministeriali di allora e le consuetudini radicate.
La Scuola si apriva alla città, nel senso che rimaneva aperta fino a mezzanotte, creando le condizioni per una progettualità condivisa tra maestri e genitori. In un opuscolo che venne distribuito a tutti i genitori, intitolato “SCUOLA: L’IMPEGNO NON E’ UN REGALO”, il gruppo dei maestri spiegò il metodo didattico e le attività che sarebbero state proposte. Da questo progetto nacquero straordinari strumenti didattici e originali iniziative, che vale proprio la pena ricordare.
IL GIORNALINO DI CLASSE
Realizzato interamente dai bambini, aveva approfondimenti critici, poesie, disegni e un’attenzione particolare alle nostre radici, alla nostra tradizione popolare di filastrocche, al mondo dei nonni.
Proponeva inoltre approfondimenti sugli eventi di cronaca di allora, le guerre, il razzismo, le ideologie totalitarie. Ci proposero lo studio delle poesie di Bertolt Brecht e le figure eroiche del missionariato laico di Albert Schweitzer e Raoul Follereau. Vi era poi anche un giornale collettivo di tutto il Gruppo C intitolato LA TARTARUGA.
LA DRAMMATIZZAZIONE
All’attività scolastica ordinaria, che si svolgeva nelle diverse classi e che abbiamo detto si avvaleva dei più aggiornati contenuti didattici come l’insiemistica e il metodo globale, si affiancava un grande tema annuale, un’opera corale che aveva una sintesi finale in un momento collettivo, aperto alla cittadinanza e un momento “teatrale” chiamato appunto Drammatizzazione, nel quale si allestiva un vero e proprio spettacolo con scenografie, poesie, canzoni.
Ricordo che mi toccò, in seconda elementare, vestire i panni del partigiano che salutava con un bacio, allora per me imbarazzante, la sua “Bella ciao”. La bambina di allora è diventata la mia socia professionale di sempre, il destino.
LE ATTIVITA’ INTEGRATIVE
Erano attività parallele, extrascolastiche, per stimolare la creatività dei bambini durante il pomeriggio. Vennero molto osteggiate, in particolare da quei maestri tradizionalisti e più conservatori.
Oggi tendiamo a considerare la ricca proposta didattica attuale come scontata, ma fu in quegli anni e grazie a sperimentazioni come questa che si tratteggiò la struttura didattica ora in voga.
LA MARCIA DELL’AMICIZIA
Gara campestre non competitiva, divenne una straordinaria occasione di aggregazione laica, unica per quel tempo. Aveva cadenza annuale e arrivò a contare 1200 partecipanti, numero da capogiro se si pensa ai pochissimi strumenti di comunicazione di allora.
A quei tempi, infatti, sia il giornalino di Classe sia qualsiasi volantino venivano prodotti con il ciclostile, non era ancora stata inventata la fotocopiatrice!
IL PARCO ROBINSON
Allestimenti scenografici, mega sculture praticabili dai bambini, come La CITTA’ DEL FAR WEST, il VELIERO o il DRAGO VERDE – che poi era uno scivolo in acciaio inossidabile – trovarono dimora nel giardino che circondava la scuola.
Erano la sintesi simbolica del lavoro coordinato di tutto l’anno. Sembra incredibile pensare che tutto questo veniva sì ideato dai maestri, ma poi costruito interamente dai genitori. Nel dopo lavoro o durante il sabato e la domenica, la scuola rimaneva aperta!!!!
Proprio quest’ultimo, il drago, divenuto un vero e proprio LAND MARK nello scenario urbano villasantese, è stato rimosso più di dieci anni fa per ragioni di sicurezza. Le nuove normative, ahinoi!, ci impongono di predisporre un mondo senza spigoli, una morbidezza tutta curve che difficilmente i bambini ritroveranno poi nel mondo degli adulti.
Credo si dovesse e potesse modificare per essere poi ricollocato, a memoria di una stagione straordinaria della scuola che credo ormai si possa considerare a pieno titolo la “Nostra Tradizione”.
IL PROGETTO MALAWI ’80
Un’attività a sostegno delle Missioni, un lavoro collettivo di maestri, bambini e genitori, una comunità che si sensibilizzava ragionando e ideando progetti di piccoli e grandi “lavoretti”, da vendere sulla pubblica piazza per realizzare risorse economiche e finanziare opere strategiche allo sviluppo del paese africano.
E poi tutti insieme impegnati nella raccolta della carta usata: era la prima stagione che inaugurava il riciclo come opzione ecologica. Enormi quantità di carta venivano accumulate a scuola con la disperazione del bidello Piccoli che temeva eventuali incendi!
E in Africa alla fine alcuni maestri ci andarono per tre anni e con queste risorse finanziarono la costruzione di un piccolo ospedale, di un capannone per avviare una manifattura e di un pozzo per l’acqua! A pensarci oggi è qualcosa di eroico.
L’USO DEL COMPUTER E L’INSEGNAMENTO DELLA LINGUA INGLESE
I maestri ebbero due intuizioni didattiche, in grande anticipo sui tempi, proposte che tutti noi oggi riteniamo imprescindibili. Già nei primi anni 80, coadiuvati dall’indimenticato Luigi Scaccabarozzi, iniziarono gli alunni all’utilizzo dei primi personal computer.
Vennero inoltre proposte, per la prima volta nel ciclo elementare, ore di insegnamento della lingua inglese. Tuttora le nostre scuole elementari, e non per caso, rappresentano un’eccellenza in merito all’insegnamento della lingua inglese, proponendo il “Progetto Bei”.
Ciò costituisce sul territorio l’offerta formativa più aggiornata, tale da renderla molto opzionata anche da tante famiglie residenti nei paesi limitrofi.
UNA STORIA RACCONTATA DA MAESTRI “ANONIMI”
Tutta questa originalità di contenuti e metodi, era il frutto di una fatica extra, ispirata dalla grande passione dei protagonisti di allora che sono andato a cercare per farmi raccontare da loro questa storia.
Mi hanno chiesto di non mettere i loro nomi. Rispetto e ammiro questa loro professione di modestia, questo pudore così lontano da certi narcisisti presenzialismi degli attuali amministratori locali.
Ma, cari i miei maestri, tanto i nomi qui in paese, noi ce li ricordiamo tutti, i volti ci vengono in mente facilmente e sono tutti sorridenti e bonari. La mia gratitudine oggi è più articolata e consapevole di quello che è stato e a cui posso anche ricollegare certe mie passioni civili.
VILLASANTA, UN POSTO MAGICO
Villasanta nel suo piccolo è un posto magico in cui si possono fare grandi esperienze e grandi incontri. Grazie davvero!
Vi ringrazio per l’attenzione fin qui concessami, ho raccontato questa storia collettiva e personale perché volevo dare conto dell’intensità che può avere l’esperienza scolastica nelle esistenza di ciascuno di noi, darvene in qualche modo peso, misura.
UN’ESPERIENZA FORMATIVA IMPORTANTE
A me, di quell’esperienza formativa, rimane lo spirito del drago verde e il mio invito a voi tutti é: “Fatevi avanti cittadini!!!! con coraggio e creatività!!!”
Alziamo la voce e pretendiamo insieme una scuola ispirata e che sappia ispirare grandi progetti. La scuola è un “luogo” troppo importante per il singolo, certo, ma anche per la comunità tutta. Non è possibile non averne rispetto e grande considerazione. Meritiamo, come cittadinanza e meritano gli scolari, ben altro approccio amministrativo.
Manca proprio un pensiero più alto e ispirato, che difenda e abbia a cura la Scuola Elementare di oggi, che rimane comunque una straordinaria eccellenza, e quella di domani quella che verrà. Una scuola che dobbiamo pretendere intelligente, ragionata, attrezzata, e non per ultimo bella, anzi bellissima, non ampliata con uno squallido precario, non così…
Una delle definizioni di Architettura che preferisco è quella di Edoardo Persico, grande intellettuale del 900, padre del Razionalismo italiano che dice così:
L’ARCHITETTURA E’ SOSTANZA DI COSE SPERATE
Ecco, cari Villasantesi, ricominciamo a sperare, tutti insieme…

















” Forse questa introduzione, con un carattere autobiografico così forte, servirà a spiegare la profonda indignazione che mi ha suscitato vederla oggetto di una trasformazione così mal ponderata, maldestra e precaria, prima nelle aspirazioni progettuali e poi, di fatto, negli esiti così squalificanti”
E’ la prima volta che leggo su questo sito – che di solito da rilevanza ai gatti, ecc.- un bell’articolo che racconta e descrive un vissuto personale.
Chiunque torni in luoghi della “gioventù” trova una mutazione “dei sentimenti interni” a fronte di oggetti, scenari modificati. Tutti vorremmo ritrovare il “noi” come lo ricordiamo. A me è successo con l’edificio “Colonia Marina xxxxx” di Igea Marina, vicino a Rimini. Era in abbandono, il contesto è stato trasformato e svilito, non apparteneva a quei tempi lontani .
Capisco pertanto, ma non condivido, le forti parole utilizzate ” mal ponderata, maldestra, e precaria ………”
Questa trasformazione è frutto di una serie di situazioni e scelte operate da chi ha dovuto gestire la situazione.
Se le parole vogliono colpire il “chi” ha fatto ciò, ci vogliono motivazioni tecnico, organizzative, viste nel divenire delle situazioni che hanno portato alle scelte.
Non bastano gli stati di animo od argomenti fluidi e legati ad una sensibilità più o meno “coltivata”, come la bellezza, ecc.
Un ultima considerazione, quanto celebrato dall’articolo sono le attività svolte da persone, che il contenitore scuola ha favorito e continuerà a favorire se adeguatamente tenuto in efficienza.
E’ la prima volta che leggo su questo sito – che di solito da rilevanza ai gatti, ecc.- un bell’articolo che racconta e descrive un vissuto personale.
Questo è il blog di un comitato nato per fare politica, non ha mai pubblicato cose inerenti i gatti, scriverlo vuol dire mancare di rispetto alle persone che con fatica lo hanno realizzato.
Chiunque torni in luoghi della “gioventù” trova una mutazione “dei sentimenti interni” a fronte di oggetti, scenari modificati. Tutti vorremmo ritrovare il “noi” come lo ricordiamo. A me è successo con l’edificio “Colonia Marina xxxxx” di Igea Marina, vicino a Rimini. Era in abbandono, il contesto è stato trasformato e svilito, non apparteneva a quei tempi lontani .
Capisco pertanto, ma non condivido, le forti parole utilizzate ” mal ponderata, maldestra, e precaria ………”
Questa trasformazione è frutto di una serie di situazioni e scelte operate da chi ha dovuto gestire la situazione.
Scritto così sembra che l’Amministrazione Ornago sia la Protezione Civile di Bertolaso, accorsa dopo il terremoto. Lo scritto chiarisce bene che l’orrendo precario e il giardino sacrificato, sono invece l’effetto di una causa, la causa è l’amministrazione improvvisata di questa giunta. Qui di fluido purtroppo non c’è proprio niente. Non ci sono scusanti, questo è quello che ha saputo fare, è sotto gli occhi di tutti e purtroppo lo resterà per decenni!!!!.
Se le parole vogliono colpire il “chi” ha fatto ciò, ci vogliono motivazioni tecnico, organizzative, viste nel divenire delle situazioni che hanno portato alle scelte.
Non bastano gli stati di animo od argomenti fluidi e legati ad una sensibilità più o meno “coltivata”, come la bellezza, ecc.
Veramente “coltivo” questa mia sensibilità dalla nascita. Ho una laurea e dell’Architettura ho fatto il mio mestiere nella vita. Se crede di poter dimostrare che questo precario è “diversamente bello”, si accomodi e argomenti, i villasantesi giudicheranno. Nonostante la maleducata vaghezza contenuta nel suo commento, noi lo pubblichiamo volentieri. Servirà, anche questo suo contributo, a suscitare il confronto in paese sulla qualità dell’edilizia pubblica che è giusto pretendere in futuro. I Villasantesi sapranno scegliere!!!!
Un’ultima considerazione, quanto celebrato dall’articolo sono le attività svolte da persone, che il contenitore scuola ha favorito e continuerà a favorire se adeguatamente tenuto in efficienza.
Gli edifici scolastici sono il luogo per eccellenza dove si svolge l’azione didattica, se sono brutti e squallidi non la favoriscono, è talmente ovvio. Confidiamo tutti che, nonostante il malfatto, il corpo docente riesca a svolgere al meglio le sue attività, ma temo che una volta inaugurato scopriremo presto che non è neanche minimamente funzionale. Per quanto ci riguarda abbiamo appena iniziato, le consiglio di rimanere collegato, la terremo aggiornata.